29.11.08

La "filosofia" degli scatti di Enrico Piccinini

"Attraverso queste immagini si arriva a mostrare quanto la realtà esterna sia totalmente irriconoscibile se isolata dal suo contesto. Come possa perdere la sua identità. Tentare di dimostrare, visualmente, un principio fondamentale d’una metafisica che affonda le sue origini nel pensiero di Platone e che prosegue, sviluppandosi sempre più precisamente, fino ai giorni nostri dove trova la sua massima espressione nelle teorie della Gestalt. Gli essseri umani conoscono le cose per negazione. Non sono castano perché castano ma perché NON moro, NON biondo, NON rosso. Se tutti gli esseri umani fossero castani, noi non avremmo bisogno di identificarli con questo nome. Non possederemmo neanche il concetto di “castanità”. Questo pensiero iniziale cominciò ad estendersi, alla fine del ‘700, con la formula di Fichte: “sintesi a priori per mezzo della determinazione reciproca”. Molto semplicemente si vuole dire che noi abbiamo concetti della realtà esterna perché, partendo da figure archetipe, possiamo metterli in relazioni l’un l’altro. Più chiaramente: se io guardassi la scrivania su cui ho il mio pc, direi che essa è un rettangolo. Ma io non vedo, non posso vedere un rettangolo. Per note leggi prospettiche, per il modo di funzionare che ha la mia percezione visiva, io vedo un trapezio. Mettendo, poi, questo trapezio in relazione con il rettangolo (irregolare) del mio scaffale, con la rotondità della mia tazza di caffé e il suo piattino, con i cilindri delle mie penne, io posso ricomporre il trapezio della scrivania che mi è visibile come un rettangolo. Cosa accadrebbe sei io decontestualizzassi, privassi quel trapezio – scrivania, di tutto il suo mondo circostante? Non sarebbe più riconoscibile. Non avrei più elementi, termini di paragone per poterne affermare l’identità o, almeno, l’identità cui NOI siamo abituati. Attraverso un impietoso ed esasperato realismo, raggiungerei la sua astrazione. Questo è quello che mi piacerebbe fare con Roma. E non solo con Roma! Rappresentarne il carattere, non con le sue immagine compiute e fin troppo note, ma con le sue linee e i suo piani fondamentali che non hanno bisogno di altre linee o piani per giustificare la propria esistenza. La linea in sé, il piano in sé...per quanto possibile. Quello che tento di raggiungere, con queste fotografie (avendo la piena coscienza della sua irraggiungibilità) è, per usare un termine kantiano, il NOUMENO di Roma.